dinamiche inconsce consapevolezza e psicoterapia 28 Feb 2021

BY: admin

Psicoterapia

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Articolo a cura del dottor Simone Ordine, psicologo e psicoterapeuta

“Rendi cosciente l’inconscio altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”. Questa citazione tratta da Carl Gustav Jung evidenzia un principio cardine della psicoanalisi, un concetto di base intorno al quale lavora la psicoterapia.

Tutta la nostra vita è, in qualche modo, influenzata da dinamiche inconsce.

Cosa sono le dinamiche inconsce

Nel nostro agire quotidiano, nel modo in cui ci relazioniamo agli altri, nel modo stesso in cui percepiamo e interpretiamo la realtà che ci circonda mettiamo in atto degli schemi di pensiero, pattern comportamentali, convinzioni interiori inconsce, di cui siamo completamente all’oscuro. Gran parte della nostra vita mentale ci è completamente ignota.

È come se agissimo con il pilota automatico inserito, senza rendercene neppure conto.

Questi schemi vengono appresi fin dall’infanzia. Li acquisiamo per immersione all’interno della nostra famiglia, sulla base dei modelli che ci vengono proposti e poi li sviluppiamo all’interno del nostro ambiente di riferimento.

Per la maggior parte, sono schemi funzionali e adattivi.

In alcuni casi, però, ci troviamo ad apprendere e quindi interiorizzare degli schemi completamente disfunzionali, che sfociano nel patologico. Quando questo si verifica, la persona comincia ad avvertire un disagio e a manifestare vari tipi di sintomi psicologici, dalle difficoltà relazionali fino all’ansia e alle somatizzazioni. Quelli che chiamiamo comunemente disturbi, in realtà, sono gli effetti di quelle dinamiche inconsce disfunzionali. Sono campanelli d’allarme, spie che si accendono per metterci in allerta e farci comprendere che c’è qualcosa che non va.

A questo punto, entra in gioco la psicoterapia.

La terapia che ci rende consapevoli delle dinamiche inconsce

Quando una persona va in terapia perché sta male, non conosce la causa profonda del problema di cui sta parlando con il terapeuta. È il professionista a dover aiutare il paziente a individuare la dinamica inconscia sottostante il sintomo attraverso una lenta opera di scavo.

Quando il paziente riesce a prendere consapevolezza dello schema che è alla base del suo disagio, in quel momento acquisisce un maggior potere, comincia a svincolarsi, ad avere un margine di azione su quella sfera della sua vita che fino a quel momento si è mossa in modo automatico, al di fuori della portata dell’io.

Attraverso la psicoterapia, il paziente acquisisce gli strumenti per modificare quegli schemi di pensiero e di comportamento, per assumerne di nuovi poiché, finalmente, riesce a vedere con chiarezza il meccanismo di base, rimasto sempre nell’ombra.

Per usare una metafora, potremmo dire che la psicoterapia funziona come un vaccino che ci fornisce gli strumenti giusti per contrastare quel virus silenzioso che sono le dinamiche inconsce.

Il vaccino è un tipo di preparazione che impedisce a virus e batteri di penetrare nelle cellule e infettare il nostro organismo facendo sì che il nostro sistema immunitario sia in grado di riconoscere l’agente patogeno e di reagire a esso.

È come se il nostro sistema immunitario acquisisse una sorta di consapevolezza biologica.

Se il nostro corpo non conosce l’agente patogeno, non ha alcun strumento per difendersi. Il virus (o il batterio), fuori dal suo campo di azione, agisce in modo incontrollato.

Il lavoro del terapeuta assomiglia molto a quello del vaccino poiché aiuta il paziente a riconoscere determinate ideazioni e schemi patogeni, invasivi e intrusivi come un virus, e gli consente di difendersi in modo che quegli schemi non si diffondano.

Un esempio di dinamica inconscia

Per capire meglio, possiamo fare qualche esempio pratico.

Prendiamo il caso di un paziente che si presenta in terapia lamentando problematiche di tipo relazionale. Nel corso del colloquio, il terapeuta cerca di comprendere meglio quale sia la situazione. Scopre così che il paziente ha una vita relazionale estremamente deludente e insoddisfacente, che tende spesso a litigare con gli altri e a offendersi per il loro comportamento.

Scavando ancora un po’, quel che emerge sono sentimenti di rabbia e, soprattutto, delusione.

È indagando questi sentimenti che viene alla luce quale sia la dinamica inconscia che lo influenza. In qualche modo, il paziente è del tutto convinto che gli altri dovrebbero comportarsi nei suoi confronti esattamente come fa lui. Poiché lui si dimostra sempre solerte, sempre pronto a prestare soccorso, a dare sostegno, a cercare di capire quali siano i bisogni di chi ha di fronte per provare a soddisfarli, dà per scontato che anche gli altri agiscano nello stesso modo e quando non lo fanno, ne rimane profondamente deluso.

È come se avesse dentro di sé un codice morale implicito che assume essere lo stesso per tutti.

Questo schema, però, è del tutto disfunzionale e porta seri danni alle relazioni, che finiscono con lo sgretolarsi.

Chi manifesta una dinamica inconscia di questo tipo, trae grande beneficio dal rendersi conto che chi lo circonda potrebbe avere altri principi, altri codici e valori di riferimento e un concetto molto diverso di relazione. Gli altri potrebbero pensare, infatti, che ciascuno ha la responsabilità della cura di sé e che lo stare in relazione non si basa sul prestarsi aiuto a vicenda quanto sullo scambiare esperienze e arricchirsi vicendevolmente.

Quando si riconosce la disfunzionalità dello schema, si può rompere il suo circolo vizioso, spezzare la ripetizioni cieca e automatica e concepire nuovi modi di stare in relazione con l’altro.

 

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