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Psicoterapia
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In un articolo precedente, abbiamo evidenziato come l’interpretazione dei sogni rappresenti uno strumento fondamentale che permette di svelare alcuni contenuti dell’inconscio e temi nodali attorno ai quali si svilupperà poi il percorso di psicoterapia.
Come suggerisce Irvin Yalom, però, i sogni possono rivelarsi anche un bacino a cui attingere per rievocare ricordi significativi del passato, che possono contribuire ad alimentare la discussione, fornendo una serie di spunti che, altrimenti, non verrebbero mai alla luce.
Il sogno della paziente di Yalom
Per spiegare questa funzione dei sogni, Yalom propone il racconto di una sua paziente:
Sono in una stanza d’ospedale. L’infermiera entra con un carrello coperto di vecchi giornali e un bambino con il viso tutto rosso. “Di chi è il bambino?” Chiedo. “Non lo vogliono” risponde. Io lo sollevo e la sua pipì mi inonda. Grido: “Non lo voglio, non voglio!”
È un sogno molto breve, ma in qualche modo denso poiché riesce ad attivare una serie di reminiscenze, che si legano ai momenti più significativi ed emotivamente intensi di questa esperienza onirica.
Riflettendo sul bambino col viso rosso, la paziente ricorda un evento importante della propria vita, a cui non aveva fatto cenno nel corso della psicoterapia. Da ragazza, appena adolescente, è rimasta incinta e ha dovuto abortire. Questa circostanza ha inasprito i rapporti con i suoi genitori. Ricorda bene la loro rabbia e il suo sentirsi rifiutata da loro, che la tenevano lontana e non volevano parlarle.
Così come ricorda i loro rimproveri severi, il loro continuo suggerirle di trovarsi un lavoro dopo la scuola, qualcosa che la tenesse impegnata e soprattutto lontana da situazioni del genere.
Poi, per associazione di idee, pensa ai bambini “gialli-e-blu”. Le viene in mente una ragazzina conosciuta alle elementari che soffriva della cosiddetta sindrome del bambino blu o Tetralogia di Fallot: una malformazione cardiaca congenita che si manifesta anche attraverso la cianosi, una colorazione bluastra della pelle e delle labbra. Quella bambina era stata operata al cuore e non era più tornata a scuola, il suo banco era rimasto vuoto.
Probabilmente, era morta ma per delicatezza gli insegnanti non ne avevano fatto cenno e non l’avevano più nominata. Dunque, per lei era come sparita nel nulla, inghiottita dall’oblio. Per anni, dopo quest’evento, per lei l’idea della morte era stata assimilata a una sparizione improvvisa e inspiegabile. Il colore blu, le evoca anche un’altra immagine. Blu in inglese significa anche depressione: “I’m feeling blue” può essere tradotto come “Mi sento giù, depresso, triste”.
Dunque, per la paziente di Yalom, il blu si ricollega ai suoi fratelli minori, cronicamente depressi.
C’è poi il “bambino giallo”. Quel bambino è lei stessa a dodici anni, affetta da una grave forma di epatite che l’ha costretta al ricovero in ospedale. Un’esperienza tremenda, caratterizzata dal senso di abbandono da parte degli amici che non poteva vedere. Ma l’immagine del bambino giallo le ricorda anche il momento della nascita di suo figlio e la paura provata a causa del fatto che aveva l’itterizia.
L’altro momento emotivamente forte del sogno è la frase che lei stessa pronuncia: “Non lo voglio”. Sono parole che per lei hanno una varietà di significati e collegamenti.
Il fatto che il marito non volesse un figlio con lei, il suo non sentirsi desiderata dalla propria stessa madre, il suo rifiuto per i fratelli più piccoli. Riemerge anche l’esperienza della scuola in cui era iscritta da ragazzina. Si trattava di una scuola a prevalenza nera nel Bronx, dove lei si sentiva fuori posto, attaccata dagli altri studenti. Suo padre, procuratore per i diritti civili impegnato sul tema dell’integrazione, non aveva voluto mandarla altrove nonostante la sua evidente sofferenza. Il non sentirsi voluta ha a che fare anche con il terapeuta stesso.
È evidente come un semplice sogno può portare a galla una quantità enorme di temi e argomenti di discussione, che arricchiscono e approfondiscono il lavoro di introspezione della psicoterapia e, talvolta, consentono di arrivare a un punto di svolta.
I sogni portano alla luce frammenti del passato di cui non sembriamo avere memoria, riattivano dei circuiti, danno voce a parti di noi che avevamo messo da parte.